Visualizzazione post con etichetta donne italiane. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donne italiane. Mostra tutti i post

giovedì 26 aprile 2012

Le donne italiane nel secondo dopoguerra.


Nel corso della seconda guerra mondiale le donne italiane si resero conto che era finalmente arrivato il momento di cambiare la loro condizione sociale, per cui decisero di darsi da fare per cercare di emanciparsi sul piano sociale e politico; le donne italiane avevano quindi quale obiettivo quello di lottare fino in fondo per i loro diritti e per le loro libertà.
In primo luogo, negli anni della seconda guerra mondiale, esse furono protagoniste della Resistenza italiana, combattendo accanto ai loro amici, ai propri mariti. Spesso, con il loro contributo, mettevano a repentaglio la propria vita, cercando di portare viveri, armi e munizioni ai loro compagni partigiani che lottavano per la liberazione dell'Italia dalla dittatura fascista. Tante furono le donne italiane che durante il conflitto vennero arrestate o picchiate dai fascisti, perché avevano appoggiato la causa partigiana.

Nel secondo dopoguerra finalmente l'Italia si liberò della dittatura fascista ed era quindi arrivato il momento della ricostruzione sociale, politica ed economica del Paese; tra le protagoniste di questo cambiamento vi furono anche le donne, che finalmente il 2 giugno 1946 ottennero un diritto molto importante, quello al voto.
Un altro evento molto importante si ebbe sempre nel corso del secondo dopoguerra, ovvero l'elaborazione della Costituzione italiana presso Montecitorio: tra coloro che scrissero il nuovo Testo costituzionale vi furono ben ventuno donne, che rappresentavano tutta la popolazione femminile italiana e che discutevano di tematiche di vitale importanza come la famiglia, il lavoro.
Grazie anche al loro contributo il 1°gennaio 1948 entrò in vigore la Costituzione italiana, da cui anche loro erano formalmente rappresentate con la stesura dell'articolo 3: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".

Questi risultati furono importanti per le donne, ma ancora numerose questioni erano all'ordine del giorno e non erano state risolte; per esempio una questione molto dibattuta era nell'ambito del diritto di famiglia, poiché le ragazze erano ancora considerate come un possesso del padre, del proprio fratello e quando si sposavano dei propri mariti. All'interno dell'Assemblea Costituente non furono nemmeno trovati degli accordi in merito all'accesso alle carriere da parte delle italiane e in merito alla questione inerente la parità salariale tra uomo e donna.
Il secondo dopoguerra italiano non fu facile e le donne, nonostante stessero gradualmente acquisendo libertà importanti, dovevano lavorare in condizioni non semplici per poter sfamare non solo sé stesse, ma anche le loro famiglie. Inoltre la situazione politica ed economica dell'Italia alla fine del grande conflitto non era rosea, poiché fu un Paese sconfitto che doveva risollevarsi dopo un ventennio difficile come quello fascista.

Le italiane lavoravano, avevano acquisito il diritto di voto e iniziavano a sentirsi maggiormente libere rispetto al passato. Queste libertà però non erano viste di buon occhio dai loro padri, dai loro mariti, dalla Chiesa e dai principali esponenti politici che continuavano a inquadrare la donna nel ruolo di madre e moglie fedele che doveva realizzarsi solo all'interno della famiglia.
Anche nella campagna elettorale democristiana di quegli anni veniva ribadito ancora una volta come la donna dovesse essere considerata come rilevante in particolar modo all'interno della sua famiglia.

Quindi le donne si distinsero per grande valore e coraggio nel corso della Resistenza italiana, ottennero il diritto di voto nell'estate del 1946 e  parteciparono-anche se in numero minoritario- all'Assemblea Costituente con l'obiettivo di voler ricostruire la propria personalità e di acquisire maggiori libertà. A partire dagli anni Cinquanta iniziarono poi a registrarsi dei cambiamenti importanti per il raggiungimento di questi ultimi obiettivi.


domenica 13 novembre 2011

Le donne alla conquista dei loro diritti.


Uno degli aspetti principali su cui si basa il movimento femminista è la parità di diritti tra uomini e donne, che non era mai stata garantita nel corso della storia; le donne, infatti, in passato erano considerate come un possesso prima dei padri e poi dei mariti.
Nel corso della storia inoltre esse non hanno potuto godere di diritti fondamentali come il diritto di tutela sui figli, il diritto sul loro patrimonio che avrebbero dovuto ereditare per linea paterna, il diritto di voto. Il movimento femminista nacque nei primi anni del 1800 sulla base degli ideali illuministici e la diffusione dei suoi principi fu favorita anche dagli eventi che condussero alla Rivoluzione francese. Il movimento si basa su due principi fondamentali: la parità di diritti tra uomo e donna sul piano sociale, economico e politico e l'assunto secondo cui a forgiare l'identità sociale non siano elementi basati sul sesso biologico.

All'interno del femminismo inoltre è possibile riscontrare più femminismi, i quali si fondano su varie linee di pensiero come ad esempio il pensiero filosofico, quello socialista, quello nazionale e quello democratico. Vi furono delle donne coraggiose che cercarono di rivendicare i propri diritti già alla fine del 1700: ad esempio si ricorda la francese Olympe de Gouges che nel 1791 scrisse "La dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina", l'inglese Mary Wollstonecraft che scrisse "A Vindication of the Rights of Woman".
Durante la Rivoluzione industriale inoltre esse dovevano occuparsi delle faccende domestiche, dell'educazione dei figli e lavorare a basso costo all'interno delle fabbriche.
Nel XIX secolo inoltre le donne non avevano ancora accesso a diritti fondamentali come il diritto di voto, il diritto alla rappresentanza parlamentare. Nel XIX secolo quindi nacquero due importanti movimenti femministi: il femminismo socialista che si batteva per importanti rivendicazione di tipo sindacale e il femminismo liberale che si batteva invece per l'ottenimento dei diritti civili.

Tra le maggiori esponenti del femminismo socialista si ricordano Marie-Reine Guindorf, Flora Tristan, Désirée Gay, Pauline Roland, Suzanne Voilquin, Jeanne Deroin che richiedevano diritti importanti come il diritto di voto, il diritto al lavoro, l'introduzione del divorzio. Tra le esponenti della corrente femminista liberale vi fu Elizabeth Cady Stanton che elaborò la Dichiarazione dei diritti delle donne all'eguaglianza, Harriet Taylor che scrisse "L'emancipazione delle donne".

Un altro femminismo fu quello anarchico secondo cui le donne sarebbero state liberate dall'oppressione maschile solamente mediante una sovversione sociale. Tra le sue maggiori esponenti vi furono Voltairine de Cleyre, Lucy Parsons e Emma Goldman.
Il vero e proprio manifesto del femminismo fu elaborato dall'americana Margaret Fuller nel 1843 e, dopo una rielaborazione, nel 1845 venne intitolato: "La donna nel XIX secolo". Nella seconda metà del 1800 le femministe furono sempre più attive, fondando numerosi giornali; ad esempio Marie-Reine Guindorf e Désirée Verret fondarono il giornale "La femme libre", espressione del femminismo operaio.
Fanny Richome diresse un altro giornale, "Le Journal des Femmes", in cui veniva delineata la figura di una donna che potesse esercitare il diritto al divorzio, il diritto di voto e il diritto all'istruzione.

In Inghilterra si affermò, all'interno del movimento femminista, il movimento delle suffragette che si batteva per l'acquisizione del diritto di voto per le donne. Le esponenti più importanti del movimento erano Christabel e Annie Kenney. Dopo anni di lotte, il Parlamento britannico nel 1918 adottò La Representation of The people Act, con cui si concedeva il diritto di voto alle donne agiate che avevano più di trenta anni.
Nel 1928 tutte le inglesi ottennero il diritto di voto. Sull'esempio dell'Inghilterra altri Paesi mondiali concessero il diritto di voto alle proprie cittadine: la Russia nel 1918, l'anno seguente gli Stati Uniti, nel 1931 il Portogallo e la Spagna, nel 1944 la Francia, nel 1946 l'Italia, nel 1952 la Grecia, nel 1971 la Svizzera.    

Il femminismo quindi nacque nel 1800 grazie a figure femminili coraggiose, le quali dovettero subire tante ingiustizie per poter ottenere dei diritti fondamentali che erano concessi solo agli uomini. Nonostante tutti i successi raggiunti dalle femministe in quest'arco temporale, ancora si sarebbe dovuto fare tantissimo nel corso del XX secolo per ottenere una piena parità di diritti tra uomini e donne.

venerdì 11 novembre 2011

Le donne del Risorgimento italiano, tra amor di patria e sacrificio



L'unità d'Italia è stato un processo molto lungo che ha visto come protagonisti non solo uomini coraggiosi come Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, ma anche donne italiane eroiche e coraggiose. Molte di esse hanno sostenuto la causa nazionale combattendo al fianco dei loro mariti, mentre altre invece hanno contribuito alla formazione dello Stato nazionale, appoggiando moralmente i loro congiunti che scendevano sul campo di battaglia, mettendo a repentaglio la loro vita.

Vi sono esempi di donne italiane che si distinsero per il loro coraggio nel corso dei moti risorgimentali in vari modi; ad esempio Nina Schiaffino Giustiniani e Bianca De Simoni Rebizzo diedero ospitalità agli esuli presso le loro abitazioni, Antonietta De Pace che, appoggiando gli ideali mazziniani, istituì i comitati a sostegno di Roma Capitale (essendo però poi arrestata e condotta presso le dure carceri borboniche). 
Un altro esempio di eroina protagonista dei moti risorgimentali italiani è Enrichetta Caracciolo, di nobili origini, che fu costretta alla vita di clausura a causa dei suoi ideali liberali. La donna riuscì a scappare dal convento nel 1864 grazie all'aiuto di Garibaldi; successivamente scrisse anche un libro, "I misteri del chiostro napoletano", in cui raccontava gli anni terribili passati in convento, essendo costretta a subire vari soprusi. 

Anita Garibaldi fu un'altra delle grandi eroine che si distinse per il suo grande valore e la sua fierezza d'animo nel corso del Risorgimento italiano. 
Anita, dopo aver mostrato il suo grande valore in battaglia in Sud America al fianco del compagno, decise di seguire il marito Giuseppe in Italia. Giunta a Nizza, la donna si stabilì presso l'abitazione della madre di Garibaldi; la convivenza con la suocera si rivelò molto difficile, ma Anita rimase in Italia per amore dei figli e del marito, che era sempre in giro per l'Italia intento a combattere contro i nemici del grande sogno italiano, l'unità nazionale. 
La donna però viveva sempre più con sofferenza la lontananza dal suo amato, il quale si trovava a Roma per difendere la neo Repubblica Romana dagli attacchi dell'esercito che appoggiava il Papa. In questa circostanza quindi lei decise di raggiungere il marito nella città romana. Travestendosi da uomo Anita combatteva al fianco di Garibaldi e dei suoi compagni. Presto la situazione volse a favore delle truppe nemiche e Garibaldi, i suoi uomini e la giovane moglie del Generale italiano furono costretti alla fuga. Nel corso del viaggio che gli avrebbe condotti verso la salvezza, Anita si ammalò gravemente, morendo in giovane età. Con grande valore e grande spirito di sacrificio la donna visse gli ultimi istanti della sua vita accanto al suo grande amore. 

Un altro esempio di grande eroina italiana è Cristina Trivulzio di Belgioioso, la quale si distinse nel corso dei moti risorgimentali per il suo grande temperamento. La donna inizialmente fu una delle grandi protagoniste del riformismo sociale, per poi abbracciare gli ideali rivoluzionari, che avrebbero condotto all'unità d'Italia. 
Fu grande protagonista delle celebri "Cinque giornate di Milano"(1848), guidando "La Divisione Belgioioso" che era costituita da duecento uomini volontari. 
Successivamente Cristina giunse nella Repubblica romana, dove con grande ingegno decise di prestare soccorso ai feriti e agli ammalati con l'aiuto di un folto gruppo di donne. 
Dopo la caduta della Repubblica romana, la donna dovette rifugiarsi prima a Civitavecchia, a Malta, ad Atene e a Costantinopoli. Dopo aver visitato vari Paesi orientali, la donna ritornò in Italia, subendo la confisca dei beni da parte degli austriaci.

Tante sono state le donne che si sono battute per la formazione dello Stato unitario italiano, ma tra esse- esempio di grande fierezza e orgoglio per la Nazione-si ricordano anche Colomba Antonietta Porzi che morì durante i combattimenti e Tonina Mariniello che riuscì a imbarcarsi con i Mille, dopo essersi travestita da uomo.

Quindi non solo gli uomini, ma anche le donne italiane combatterono per la causa nazionale, contribuendo al processo che il 17 marzo 1861 condusse alla costituzione del Regno d'Italia.