domenica 4 marzo 2012

La lotta degli indiani americani e delle femministe chicane per l'ottenimento dei propri diritti.


Nel corso degli anni Sessanta anche gli indiani americani e le femministe chicane iniziarono la loro lotta per l'ottenimento di diritti fondamentali. Gli indiani americani erano costretti a vivere nelle riserve e avevano subito  passivamente le concessioni fatte loro dai bianchi americani. Nel 1924 divennero ufficialmente cittadini, anche se dieci anni dopo gli indiani americani iniziarono a formare dei governi di tipo tribale e, nonostante avessero ottenuto la cittadinanza, erano considerati come delle persone differenti rispetto ai bianchi americani dal punto di vista culturale.
Con il passare degli anni la situazione stava diventando sempre più insostenibile per loro: la disoccupazione era salita notevolmente, raggiungendo il 40%, molti giovani si suicidavano e con il tempo queste popolazioni stavano perdendo la propria identità culturale. Nel 1944 fu fondato il National Congress of American Indians, un'organizzazione che si prefiggeva quale obiettivo quello di ottenere i diritti degli indiani americani e delle popolazioni native dell'Alaska.
Quest'importante organizzazione inoltre aveva anche altri due importanti obiettivi: unire le tribù delle popolazioni  native americane e di recuperare la propria identità etnica e culturale.

Dopo anni difficili contrassegnati da umiliazioni e dalla perdita della loro identità culturale e etnica, nel 1961 finalmente i giovani di queste popolazioni iniziarono a pensare che era necessario fare qualcosa per cambiare il loro status sociale e per cercare di riconquistare i loro diritti.
Essi quindi si organizzarono per bene e fondarono l'Indian Youth Council, che si era prefisso quale fine quello di voler lottare in modo non violento per il riconoscimento dei loro diritti fondamentali. La lotta per il raggiungimento dei diritti fondamentali fu pacifica, anche se all'interno del movimento indiano vi era una frangia radicale, l'American Indian Movement, che fu protagonista di due episodi molto importanti: l'occupazione di Wounded  Knee e del Boureau of Indians Affairs, sito a Washington.


Se i giovani indiani volevano cambiare la situazione in cui si trovavano, anche le femministe chicane volevano lottare per il riconoscimento dei loro diritti basilari; nel 1971 quindi esse si diedero da fare per organizzare la prima conferenza nazionale femminista chicana.
La scrittrice Gloria Anzaldùa è considerata come una delle principali esponenti del femminismo chicano e nei suoi scritti uno dei temi ricorrenti è il confronto tra culture e civiltà diverse. Nei suoi testi viene più volte descritto il concetto di frontiera, che viene visto non come un elemento che divide, ma che al contrario è mobile. Inoltre vivere nella frontiera non è così semplice, poiché richiede un dialogo costante e tanta diplomazia.

L'elemento che accomunava il movimento degli indiani americani e le femministe chicane era quindi quello di voler raggiungere con mezzi pacifici i propri diritti che venivano loro negati dal governo federale bianco.



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